lunedì 26 giugno 2017

I Jeans a Borgarello



Ci sarà la caldazza o il temporale? La siccità o l'alluvione? Agli sgoccioli del mio soggiorno italiano, in procinto di tornare, più recalcitrante di un mulo, nel paese dove, come ha scritto in un tweet Alain de Botton, i ricchissimi hanno convinto i poveri che la giustizia sociale è il loro nemico (che poi interessante, interessante, però io mi sarei anche rotta le palle di interessante. Se fossi un'aliena che guarda la Terra da lontano sarei molto interessata a vedere come un intero pianeta di deficienti si sta scavando la fossa da solo. Visto che su quel pianeta ci abito, sono un po' meno interessata e un po' più incazzata). Comunque, tornando a noi, se giovedì 29 siete nei pressi di Pavia (o anche non nei pressi, se volete farvi 1000 km per venire a sentirmi, per me va bene) vi invito a sfidare le condizioni meteorologiche, quali che siano, per venire a sentirmi chiacchierare con l'esimia collega Thais Siciliano... di cosa? Ma dei Jeans, naturalmente! Visto che non scriverò altri libri, se volete fare due chiacchiere con me vi conviene approfittare di questo.
QUI trovate tutte le informazioni che vi possono servire.



sabato 24 giugno 2017

Compleanno torrido

Quest'anno che sono fuori da facebook, del mio compleanno si ricordano solo pochi amici dalla memoria di ferro. Lo sto passando in stato catatonico con la pressione a 30 per il caldo, Mr K vuole portarmi in farmacia per prendere qualcosa per una spina di acciuga che mi si è conficcata in gola, ma io ricordo il giro in macchina che ho fatto ieri alle 3 per andare alla coop a comprare gli ingredienti per questo, e faccio come un mio cane di tanto tempo fa, che dopo aver passato un po' di tempo (non troppo, per fortuna) chiuso in macchina sotto il sole si rifiutò di salire su una macchina per tutto il resto della sua vita.
E poi quest'anno mi è toccato disdire anche la montagna, con dispiacere incolmabile, perché dopo settimane di caldo letale ora sono previsti temporali terrificanti in montagna proprio nei tre giorni che dovevamo andarci noi.
In questo stato d'animo un po' paludoso è giunto come sempre il post di compleanno della cara Amanda ad allietarmi la giornata. Leggetelo, è delizioso come una fetta di Sacher torte.

domenica 18 giugno 2017

Una gita a Vienna/3. Eier im Glas e giardini

In questi giorni in cui il mio migliore amico è il ventilatore e il freddo e la nebbia estivi di San Francisco non mi sembrano più tanto orridi, ripenso con nostalgia alla brezzolina che ci ha accompagnati a Vienna e alle fresche serate nei giardini.

L'ultimo giorno ero un po' provata dalle lunghe camminate e mi addormentavo dappertutto, compresa una panca dentro il MAK, e così quando Mr K è andato a vedere il Leopold Museum io sono rimasta su una panchina nel giardino a leggere e fotografarmi i piedi da brava turista.


Tutto questo, lo so, non è molto interessante, ma aspettate che adesso vi racconto la storia delle Eier im Glas
Dovete sapere che in questi giorni sto traducendo un romanzo di Nathan Englander (del quale ho già tradotto due libri), in cui a un certo punto il protagonista mangia questa pietanza a me ignota. Faccio la mia ricerchina e scopro che si tratta di un piatto servito tipicamente per colazione nei caffè viennesi: due uova alla coque sgusciate (magari cotte cinque minuti anziché tre, per facilitare la sgusciatura), ricoperte di erba cipollina e servite dentro un bicchiere con lo stelo, con del pane tostato e imburrato per fare la scarpetta. Per me che amo le uova, una delizia suprema. Leggendo questo blog scopro che viene considerato un piatto fallico (lo stelo e le due uova, ehm), e lo trovo ancora più divertente. Ovviamente la mia missione a Vienna sarà trovare le Eier im Glas.
Il primo giorno le trovo nel caffè di questo meraviglioso giardino


ma sono una tremenda delusione: il cuoco le ha stracotte, e sono praticamente sode.
Il secondo giorno invece le trovo, perfette (anche se il bicchiere non aveva lo stelo), in un caffè che si chiama... Café Englander (ovviamente ho scritto all'omonimo Nathan per raccontarglielo).
Non le ho fotografate perché trovo ridicolo fotografare quello che mangio (o forse perché mi butto sul cibo prima che mi venga in mente di fotografarlo), a meno che non sia la Sacher Torte del Café Sacher.


Per finire in bellezza, cosa c'è di meglio di una cenetta in riva al Danubio? Noi abbiamo scelto la Strandgasthaus Birner, ottima cucina, grandi terrazze sul fiume e questa vista qui


Bene, ora torno ad abbracciare il ventilatore. 
Il 29 dovrei essere a Pavia per una chiacchierata sui Jeans. Seguiranno informazioni.

martedì 6 giugno 2017

Una gita a Vienna/2. Prater e giardini

Sabato mattina le nostre strade si dividono: Mr K se ne va al mercatino delle pulci, il Flohmarkt, mentre io, che ai mercatini delle pulci mi annoio a morte, decido di andare al Prater. La mia meta è un giro sulla famosa giostra del film Il terzo uomo, un'ottima scusa per giustificare l'escursione in questo - ovviamente pacchianissimo - parco dei divertimenti. 
Mi fermo a guardare, con un misto di orrore e ammirazione, i temerari che pagano per salire su giostre vomitifere tipo quella qui sotto, che fa il giro della morte cigolando un po' sui cardini



e mi dirigo verso la mia tranquilla giostra da cinefila. Una bella ruotina kitschissima, piccola rispetto ai mostri moderni, che però si rivela foriera di inaspettate vertigini. Faccio qualche foto con una mano mentre con l'altra mi tengo ben aggrappata al parapetto (bassissimo perché tanto la giostra si muove a due all'ora)



Me ne vado dal Prater tutta soddisfatta, lasciandomi alle spalle la musica martellante e la puzza di salsicce nella convinzione di aver fatto una gita storica. Solo al ritorno a casa mi accorgerò di avere sbagliato giostra. Quella del film di Orson Welles la vedete sullo sfondo della prima foto, è la ruotona con attaccate delle cabine tipo tram. Questa:


Nel pomeriggio visitiamo l'Albertina, dove, oltre a una grande retrospettiva su Schiele, vediamo una mostra bellissima su un'artista che non conoscevo: Maria Lassnig. Io mi innamoro in particolare di un quadro, che ovviamente è proprio quello per cui il museo non ha ottenuto i diritti di riproduzione e che quindi non si trova da nessuna parte, né in poster, né in cartolina e neanche su internet. Comunque questa è la recensione di Mr K

Prendiamo l'aperitivo al Burggarten, nella splendida Palmenhaus

e poi ci dirigiamo verso Nussdorf, un quartiere fuori dal centro dove si trovano alcune Heurigen (vinerie), locali meravigliosi con grandi giardini dove si serve il vino locale. Quella che cercavamo, Mayer am Pfarrplatz, è strapiena (meschinelli noi, che non abbiamo prenotato); ne giriamo un altro paio, e quando stiamo ormai per arrenderci ne troviamo una che ha un tavolino libero sotto uno splendido alberone: questa. Che vino! Un bianco fresco proveniente dai loro vigneti che si trova solo a Vienna, veramente squisito.

Torniamo in centro tutti contenti, ma la serata non è ancora finita. Lungo il Danubio c'è una gran folla di ragazzi, è bello vedere una città così animata, ma noi giriamo l'angolo ed ecco che in pieno centro ci infiliamo in uno scantinato dove si suona il jazz. Un concerto molto divertente in un locale molto bello, il Jazzland. E poi ci basta attraversare il ponte e con una breve passeggiata torniamo all'appartamento che abbiamo affittato (che per la cronaca è questo. Ottima posizione, bello e pulito, con una pecca: delle ridicole veneziane alle finestre che al mattino alle sei lasciano entrare un fascio di luce tipo interrogatorio di terzo grado sparato dritto in faccia. Ah, e se ci andate nel fine settimana è silenzioso, ma il lunedì mattina non lo è affatto). 

2. Continua

giovedì 1 giugno 2017

Un messaggio di civiltà

Oggi sono più che mai fiera di essere cittadina europea e italiana.

Dichiarazione Italia-Germania-Francia sull'annuncio degli USA dell'uscita dall'Accordo di Parigi sul clima

01 Giugno 2017

We, the Heads of State and of Government of France, Germany and Italy, take note with regret of the decision by the United States of America to withdraw from the universal agreement on climate change.
The Paris Agreement remains a cornerstone in the cooperation between our countries, for effectively and timely tackling climate change and for implementing the 2030 Agenda sustainable development goals.
We deem the momentum generated in Paris in December 2015 irreversible and we firmly believe that the Paris Agreement cannot be renegotiated, since it is a vital instrument for our planet, societies and economies.
We are convinced that the implementation of the Paris Agreement offers substantial economic opportunities for prosperity and growth in our countries and on a global scale.
We therefore reaffirm our strongest commitment to swiftly implement the Paris Agreement, including its climate finance goals and we encourage all our partners to speed up their action to combat climate change.
We will step up efforts to support developing countries, in particular the poorest and most vulnerable, in achieving their mitigation and adaptation goals.

Paolo Gentiloni
Emmanuel Macron
Angela Merkel

mercoledì 31 maggio 2017

Una gita a Vienna/1. Sacher e giardini

Io veramente volevo tornare a Siviglia e Granada. Purtroppo però, per quanto io adori la Spagna - e l'Andalusia in particolare - alla fine di maggio da quelle parti fa già troppo caldo per me. Così è partita la ricerca di un altro posto per il nostro fine settimana europeo. Prima candidata: Amsterdam. Viaggio accessibile, soggiorno caro. Scartata. Da lì abbiamo cominciato a studiare altre possibili destinazioni, tutte scartate perché il viaggio era troppo complicato o il soggiorno troppo caro. Cracovia. Budapest. Riga. Edimburgo. Dublino. Alla fine Mr K propone Vienna. Non è che mi ispiri tantissimo, però non ci sono mai stata. E poi penso: Sacher Torte. Ok, aggiudicato.

Vienna è una delizia. Il clima era perfetto, luminoso e ventilato, con serate tiepide che permettevano di approfittare dei magnifici ristoranti all'aperto (scorta di cene all'aperto prima di tornare nell'orrida terra nebbiosa dove l'estate non esiste e le cene all'aperto te le scordi). 
E comunque, prima di tutto, lei:


Mr K mi prende in giro perché faccio addirittura la coda per entrare nel Café Sacher (dove i camerieri, fedeli al luogo comune sui camerieri dei caffè viennesi, sono antipaticissimi), ma io ribatto che un conto sono quei poveretti di californiani che fanno la coda per mangiare una pizza, e un conto è fare la coda per mangiare il dolce più buono del mondo nel luogo che tuttora ne detiene il brevetto segreto. Lui, allora, per dimostrare che non cede al fascino della Sacher, ordina uno strudel. Mah.

Poi, i giardini. Vienna è verdissima, più verde persino di Berlino. Mentre nel mio paesello si mutilano centinaia di piante con potature scellerate (ultimamente va di moda la potatura di tipo "napalm", che consente di risparmiare sulle future potature per almeno dieci anni, sempre che l'albero, completamente privo di rami, non schiatti prima), io mi godo la verzura dei parchi viennesi, nella quale ogni tanto spunta un'inquetante ma fotogenica torre della contraerea


La prima giornata viennese si conclude con un'ottima cena - ovviamente in giardino - e poi con il bicchiere della staffa in uno scrausissimo bar di quartiere (noi stavamo nel distretto 2, Leopoldstadt, dalle parti del Prater che non mancherò di visitare) con la più grande collezione di giochi da tavolo che io abbia mai visto. Gli avventori dei tavoli accanto a noi giocavano rispettivamente a scacchi e a dadi (ciascuno lanciava i dadi sopra un libro per non fare rumore. I libri vengono lasciati sui davanzali esterni delle finestre - non solo di questo bar, ma di molte case e locali - così chi vuole se li prende. Dio, come sono civilizzati. Pensate che la metropolitana non ha tornelli: si fidano del fatto che abbiate il biglietto).

I giochi erano molti, molti di più. Peccato non avere un grandangolo

Qui finisce la prima parte del racconto della gita. Ultimamente sono un po' pigra con il blog, ma presto vi racconterò anche la seconda, che avrà come protagonisti la ruota sbagliata del Prater, le Eier im Glas, il jazz e un paio di piedi.

lunedì 24 aprile 2017

I costi della sanità americana: una piccola storia

Parlare male dell'Italia è sempre molto popolare. Nella sala d'attesa del reparto di endocrinologia dell'ospedale la gente si lamenta del ritardo del medico, un luminare della materia molto rispettato che li visita gratis. Perché chi ha una malattia tiroidea cronica ha l'esenzione dal ticket e quindi viene visitato gratis. Ma loro si lamentano. "In Italia non funziona niente", dicono. E io mi mordo la lingua. Non ho voglia di sprecare tempo e fiato per oppormi al coro generale. "In Italia non funziona niente", dice il passeggero del treno che fa fatica ad aprire la porta fra due scompartimenti. Il ritornello è sempre lo stesso. In Italia non funziona niente.

A San Francisco l'assicurazione medica per una famiglia di tre persone - madre e padre che lavorano in proprio, figlio a carico - costa in media 1600 dollari al mese. Con questa cifra si può accedere alle visite mediche, comprare medicinali e farsi le analisi pagando qualche decina di dollari di co-pay. Per quanto riguarda i ricoveri e le cure ospedaliere non sono molto informata, nessuno mi paga per fare reportage giornalistici sulla sanità americana (anche se in realtà mi piacerebbe) e quindi non li faccio. Posso solo riportare il caso di un'amica che è stata ricoverata tre giorni per un cesareo d'emergenza e ha poi ricevuto il conto a casa. Per fortuna era assicurata e quindi non ha pagato molto, ma la spesa totale era di 80.000 dollari.

La mia piccola storia riguarda gli unguenti per la psoriasi che mi ha prescritto il dermatologo americano. Ve la racconto così, senza aggiungere commenti perché non ce n'è bisogno. 

L'unguento numero uno si chiama Clobetasol negli Usa e Clobesol in Italia. Il Clobetasol costa $15 con l'assicurazione e $515,99 senza assicurazione. Ecco la ricevuta della farmacia:



In Italia un tubetto di Clobesol, medicinale da banco (negli Usa invece richiede la prescrizione del medico), costa 4,38 euro. Il tubetto è grande la metà, però questo non cambia molto le cose. Il Clobesol è un po' difficile da trovare. Mi dicono che la casa farmaceutica sia un po' restia a distribuirlo in Italia. Chissà perché.



Il secondo unguento si chiama Calcipotriene negli Usa e Daivonex in Italia (questo non ha problemi di reperibilità). Negli Usa costa $388,99.



In Italia costa 9,70 euro.



Fine della storia. Anzi, no, una piccola aggiunta. Prima dell'Obamacare esisteva una clausola assicurativa (che l'attuale amministrazione vorrebbe ripristinare) che impediva a chi aveva una pre-existing condition (ovvero una patologia pregressa) di ottenere l'assicurazione sanitaria. Quindi le persone che si lamentano nella sala d'attesa dell'ospedale italiano e che qui hanno l'esenzione dal ticket, negli Stati Uniti fino a poco tempo fa (e forse anche in futuro) non avrebbero neppure potuto assicurarsi. 

venerdì 21 aprile 2017

Uscite di primavera: Heda Margolius Kovály, Jamaica Kincaid, Zadie Smith

Escono tutte e tre nel giro di un mese, tre libri di tre formidabili scrittrici che ho avuto la fortuna di tradurre. Ovviamente non le ho tradotte tutte e tre insieme, ed è per puro caso che ora me le ritrovo tutte qui una dopo l'altra.

All'inizio di aprile è uscito Sotto una stella crudele, il capolavoro di Heda Margolius Kovály. Ve lo consiglio, anche se la storia non è certo allegra, per la formidabile figura di questa donna che non si è lasciata schiacciare dal suo tragico destino.


Il 27 aprile arriverà Jamaica Kincaid con Annie John, e il 2 maggio Zadie Smith con Swing Time



Non dico altro. Lascio parlare loro. 
 

sabato 8 aprile 2017

I Jeans a Bologna

Lo so, lo so, i Jeans sono usciti quasi un anno fa e io sono ancora qui che faccio presentazioni? Be', in realtà vado in gita con La Mamma nelle nostre città più amate (Bologna e Ferrara) che non vediamo da troppo tempo, ma poi la Libreria Ulisse mi ha invitata a presentare i Jeans, e come potevo rifiutare l'occasione di presentarli proprio a Bologna?

A Bologna ho cambiato cinque case in dieci anni, sempre con la mia cara amica Laura. Prima stavamo in via Tanari in una casa brutta, poi in via Mascarella in una casa a scrocco, poi in via non mi ricordo in una casa decente con il padrone di casa stronzo, poi nella mitica stamberga in via Corticella, luogo di feste leggendarie e di pulizia approssimativa, poi nell'appartamento carino in via Mazzini fuori porta insieme al fidanzato storico che poi ho lasciato (appartamento e fidanzato) per seguire l'Orrido al paesello.
A Bologna giravo sempre in bici, come tutti, però le amiche mi prendevano in giro perché non sapevo orientarmi nei vicoli e facevo sempre la strada dell'autobus. A Bologna ero una secchiona, come sempre, e gli amici mi dicevano che dei libri studiavo anche l'indice. A Bologna vivevo al 36 occupato, dove facevo delle gran pennichelle con la testa sul libro e poi mi svegliavo molto imbarazzata perché avevo dormito con la bocca aperta e sbavato sulla copertina. A Bologna passavo le serate all'Onagro e al Montesino. A Bologna tornavo a casa a notte fonda pedalando con Bach che frusciava orribilmente nel walkman. A Bologna sono sempre stata bene. Era giusto che ci portassi anche i Jeans.

La presentazione sarà mercoledì 12 alle 18.30 alla Libreria Ulisse, in via degli Orti 13. Chiacchiererò del libro e di traduzione insieme all'esimia collega Sandra Biondo. Se venite potrete assistere alla mia sofferenza nel momento di scrivere una dedica.


martedì 21 marzo 2017

Post-Election Stress Disorder

Eccomi, sono guarita! Vi racconto tutto se però mi promettete: a) di non scrivere commenti con storie dell'orrore; b) di non scrivere commenti in cui dite che non si guarisce mai; c) di non dirmi che ho fatto cazzate, che quello lo so già; d) di scrivere solo commenti positivi (sulla mia salute, per il resto fare come volete) perché sono ancora un po' delicatina. Grazie!

Allora. Tutto è cominciato dopo le tre settimane che ho trascorso tragicamente immersa nelle notizie per fare la rassegna stampa Distopia. Poi siamo andati a Point Reyes. Un paio di giorni dopo mi sono spuntate le bolle. Inizialmente si pensava ad allergia, poi a un'intossicazione alimentare, ma le bolle si estendevano e diventavano sempre più orrende. Poi hanno cominciato a prudere. Prudevano soprattutto verso le 4-5 del mattino, svegliandomi e impedendomi di riaddormentarmi. Dopo qualche giorno così sono andata dal medico. Per vedere il mio amato dottor Roth dovevo aspettare un giorno in più, ma ero così impaziente che ho scelto un'altra dottoressa del suo studio che poteva vedermi prima. Quando sono arrivata da lei ero così esasperata che ho insistito tantissimo per farmi dare il cortisone. La dottoressa, molto riluttante, mi ha prescritto nove giorni di pastiglie di cortisone.

Dopo una settimana in cui ero migliorata pochissimo e continuavo a non dormire, un mio studente allergologo mi ha preso appuntamento con un dermatologo. Il dermatologo - studio hollywoodiano in cui più che di malattie della pelle ci si occupa di botox - mi ha detto che secondo lui era psoriasi, e chi cacchio era stato a prescrivermi il cortisone, non si dà il cortisone a chi ha la psoriasi, che poi quando si smette di prenderlo il problema peggiora. Ah. Comunque dice che è una forma molto leggera e mi prescrive tre unguenti e degli antistaminici. Gli unguenti sono dei prodotti generici antipsoriasi, e costano $15 con l'assicurazione (che per fortuna ho), ma sullo scontrino c'è scritto quanto costerebbero senza assicurazione: il primo unguento costa $500,99, il secondo $373,99, il terzo $225,99. Se non avessi avuto l'assicurazione avrei fatto meglio a prendere l'aereo e tornare subito a casa. (Evito commenti su chi ha votato per un presidente che gli toglierà l'assicurazione sanitaria ottenuta grazie a Obama, perché sono in fase zen).

Comunque il medico ci azzecca, le pomate funzionano. Lo rivedo una settimana dopo, gli dico che le bolle non sono peggiorate dopo aver smesso il cortisone, e lui dice "meno male, ero preoccupato. A volte i pazienti si aggravano così tanto dopo il cortisone che si ricoprono completamente di bolle e finiscono all'ospedale. Ma lei adesso è fuori pericolo." Bravo dottore che me lo hai detto adesso e non l'altra volta. 

Nel frattempo però sono partiti gli effetti collaterali del cortisone (che, ricordo, ho preso inutilmente). Tachicardia e insonnia. Che siccome sono anche sintomi dell'ipertiroidismo mi fanno molto preoccupare. Torno dal dottor Roth (da lui, stavolta), che dopo aver espresso grande perplessità sulla prescrizione del cortisone (vabbè, ho capito che ho fatto una cazzata), mi dice di aspettare una settimana prima di fare le analisi, perché il cortisone sballa tutto. 

Dopo una settimana i problemi continuano, in pratica ho sempre la tachicardia e dormo quattro ore per notte se va bene. Ora, a me capita abbastanza spesso di soffrire d'insonnia, ma finora al massimo avevo passato una notte in bianco. Qui stavo arrivando a un mese con quattro ore di sonno per notte. Chi di voi lo ha provato mi capirà. Si impazzisce, letteralmente. Chiamo il dottor Roth che finalmente mi prescrive le analisi del sangue per la tiroide. Nel frattempo mi viene un attacco di cervicale da record, che ovviamente mi impedisce di dormire. Questo il venerdì notte. Il sabato mattina devo andare a insegnare, con il mal di testa a malapena placato da due Moment (sì, mi porto le medicine dall'Italia) e tipo tre ore di sonno alle spalle. Il resto del giorno lo passo a letto. Il giorno dopo dovrei partire con Mr K per una vacanzina (vacanza per me, lui doveva andare per un'intervista), ma non me la sento. Così rimango a casa da sola, sfigatissima. Però comincio a stare meglio, decido di riposare e andarmene al parco a leggere. Per due giorni sembra che vada bene, ma al terzo giorno mi becco un gran raffreddore. Niente di grave, direte voi, ma di notte mi sveglio perché ho il naso tappato. Per qualche strano motivo lo spray nasale (sconsigliato, leggo sempre più nel panico, in casi di problemi alla tiroide, ma vaffanculo, penso, io devo respirare altrimenti non dormo neanche stanotte) non funziona. Passo la notte a irrigarmi il naso di un liquido che non fa un tubo, finché la mattina, dopo l'ennesima notte insonne, mi accorgo che ero andata in farmacia senza occhiali e invece delle gocce sturanaso avevo comprato un soluzione salina per le narici secche.

Dal quel momento in poi, dopo aver comprato lo sturanaso giusto, le cose hanno continuato a migliorare. Sono arrivati i risultati delle analisi (quelle che ho fatto con il mago dei prelievi) e la mia tiroide è a posto. Il dottor Roth mi ha scritto, sulla lettera che accompagna i risultati:
"La sua tiroide sta bene. Non c'è una chiara spiegazione per i suoi sintomi. Spero che il risultato delle analisi la aiuti a stare meglio."

La spiegazione per i miei sintomi ce l'ho io. Si chiama Post-Election Stress Disorder. Quando l'ho scritto su facebook credevo di fare una battutona, e invece ho scoperto che in realtà è un problema assai diffuso. Ora leggo le notizie con molta parsimonia, mi proteggo più che posso con un distacco zen e sto molto meglio. Dormo e non ho più bolle. Sto seduta sulla riva del fiume e aspetto.

venerdì 10 marzo 2017

Il mago dei prelievi

 
L'infermiere che mi preleva il sangue sembra un po' schizzato, sussulta in continuazione e strabuzza gli occhi. Continua a ripetere la mia data di nascita e mi dice che sta cercando di ricordare cosa ha fatto quel giorno, è una cosa che fa con tutti i pazienti. "Sì, avevo nove anni e c'era il civil rights movement."
Gli dico che nessuno riesce mai a trovarmi le vene. "Questa è una sfida" aggiungo. "Davvero?" risponde lui, impermalito. "Io sono quello che chiamano quando tutti gli altri falliscono. Adesso chiudo gli occhi e..." Gli occhi li tiene aperti, però la vena me la trova al primo colpo e non mi fa neanche un po' male. Un mito, lui e la sua foto di Obama di fianco alla scrivania.
Il resto ve lo racconterò quando ne avrò la forza.

venerdì 17 febbraio 2017

Fantozzi non perdona

In due post recenti (quello di ieri e questo) ho commesso l'errore di presumere che la maledizione di Fantozzi non fosse ubiqua e generalizzata, ma potesse godere di qualche sporadico momento di tregua. Mi sbagliavo.

Nel caso del fortunato volo in business class, quando è stato il momento di mettermi a dormire sul fantastico sedile-letto mi sono accorta che mancava il cuscino. Il solerte steward-cameriere ha ipotizzato che qualcuno me lo avesse portato via ("così impari a volare in business a gratis, pezzente"), e non trovando un rimpiazzo me ne ha fabbricato uno mettendo un paio di coperte arrotolate dentro una federa. Ho dormito saporitamente, e al risveglio mi sono ritrovata con un torcicollo che mi è durato per tre settimane.

Nel post di ieri ho addirittura scritto "stavolta niente fantozzate", osando sfidare la maledizione. Mal me ne incolse, perché la maledizione riesce a raggiungere il suo obiettivo anche a giorni di distanza. La cenetta dell'anniversario, quella in cui mi sono concessa di spendere un pochino più del solito? Quella con l'ottima zuppetta di crostacei? Le allergie colpiscono dopo qualche giorno, ti lasciano il tempo di scrivere "niente più fantozzate" e poi ti ricoprono di bolle.

(Mi accorgo solo ora di aver pubblicato questo post in data venerdì 17.)

giovedì 16 febbraio 2017

Una gita a Point Reyes

La microvacanza a Point Reyes (di cui ho già parlato diverse volte, per esempio QUI, QUI e QUI) è stata accompagnata dalla fortuna (per una volta niente fantozzate, non si è neanche rotta la macchina che ci hanno prestato): due giorni di bel tempo in mezzo ai diluvi che stanno inzuppando la California dopo cinque anni di catastrofica siccità (e infatti i sentieri erano tutti fangosi), un b&b carino e tranquillo, passeggiate meravigliose e ottima cenetta (sì, una, perché la vacanza è durata solo due giorni e la seconda sera, sulla via del ritorno, ci siamo fermati in un paese che mi piace[va] e abbiamo scoperto che il delizioso ristorante Sleeping Lady è stato sfrattato l'anno scorso per fare posto a... un mall). 

Prima di mostrarvi l'album delle vacanze, un aggiornamento sulla rassegna stampa. Qualche giorno fa mi è stato commissionato da una rivista un lungo pezzo su un argomento che mi sta molto a cuore: il ruolo della destra religiosa nell'attuale situazione politica americana. Chi ha letto il mio libro saprà che le religioni di questo paese sono un argomento che mi interessa da tempo, e così sono molto contenta di questo progetto. Tuttavia la rassegna stampa in tutto questo (che ovviamente comprende anche libri da tradurre e lezioni da insegnare) non ci sta più. Però preparatevi: il mio articolo sarà più terrificante di un film dell'orrore.

Ed ecco qui la vista da uno dei tanti sentieri che si possono percorrere a Point Reyes


Le foto qui sotto sono state scattate sulla punta della penisola. C'è una passeggiata bellissima di circa 12 km (tutti piatti, però) che arriva proprio fin lì, dove c'è scritto Tomales Point







La punta di Point Reyes è uno dei pochi posti dove si può vedere un raro tipo di alce, il Tule Elk



E poi un sacco di altri animali, tipo cervi


Avvoltoi collorosso


Poiane della Giamaica (provate voi a fotografare un uccello in volo cercando di seguirlo con lo zoom)


E donnole dalla coda lunga (c'era anche un coyote ma non sono riuscita a fotografarlo)


E tutto questo a un'ora di macchina da San Francisco (per chi ha la macchina, sigh).


domenica 12 febbraio 2017

Vacanza

Ciao a tutti, io e la rassegna stampa ce ne andiamo in vacanza per qualche giorno.
Vi lascio con questa immagine scattata a San Francisco sabato 11 febbraio 2017 (la scritta è formata da circa 4000 persone).


venerdì 10 febbraio 2017

Distopia/21

- Si dice che la Russia abbia intenzione di estradare Edward Snowden negli Usa come "regalo" a Trump. 

- Dopo che Trump ha dichiarato che "migliaia di persone sono state trasportate in autobus dal Massachussets per votare illegalmente in New Hampshire" durante le elezioni di novembre, il capo della Commissione Elettorale Federale gli ha chiesto di fornire le prove di questa grave accusa. L'ex capo dei repubblicani del New Hampshire scommette 1000 dollari che non troverà neanche uno di questi elettori "trasportati".

- Esteri: Federica Mogherini, in visita a Washington, ha detto a Trump di occuparsi "prima dell'America" e di non interferire nelle politiche dell'Unione Europea.
Il Messico avvisa i suoi cittadini di "prendere precauzioni" durante l'attuale ondata di arresti ed espulsioni
Dopo lo scivolone iniziale su Taiwan, Trump promette di onorare la politica di "una sola Cina".
Il video del giorno è quello della stretta di mano fra Trump e  il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe. Lo trovate QUI. Imperdibile la faccia di Abe quando finalmente riesce a liberare la mano.

- Mentre si diffondono le proteste contro gli arresti e le espulsioni di immigrati clandestini, Trump continua a twittare accuse rabbiose contro il sistema giudiziario. 

- I repubblicani stanno affrontando un'opposizione sempre più organizzata durante gli incontri pubblici nei municipi locali. L'ultimo in ordine di tempo è stato il capo dell'House Oversight Committe, Jason Chaffetz, accusato dai manifestanti di aver indagato accuratamente sulle famose email di Hillary ma di non alzato un dito per indagare sui vari conflitti di interesse di Trump.  
Gli oppositori hanno adottato le tattiche rumoreggianti del Tea Party: se hanno permesso a una minoranza di ostacolare un governo popolare come quello di Obama, sostengono, funzioneranno anche per noi. Le proteste sono spesso organizzate da un gruppo che si chiama Indivisible, fondato in dicembre da due ex membri dello staff di un deputato democratico che hanno pubblicato una guida online su come opporsi alle politiche di Trump e influenzare i propri rappresentanti. La trovate QUI.
  
- Per oggi vi lascio con un paio di foto di Ocean Beach, la spiaggia di San Francisco, circa un'ora fa