domenica 8 ottobre 2017

Postcards from New York/26. La teleferica, la leggenda del pugilato e la casa del sogno

Sabato sono andata a Queens per il compleanno della mia amica Chiara, che ha in casa una collezione di poster delle mostre di Mr K



Sulla via del ritorno, visto che mi trovavo sulla linea F della metropolitana che è l'unica ad avere una fermata a Roosevelt Island, ho deciso di fermarmi a fare un giro. L'isola a quanto pare ha un bel parco, ma non avevo molto tempo per girarla, e così mi sono limitata a contemplare la teleferica che porta a Manhattan lungo il magnifico Queensboro Bridge. Avrei voluto prenderla, ma la coda era troppo lunga e così mi sono risparmiata un'esperienza che, devo ammetterlo, mi faceva un pochino paura



Così ho ripiegato sull'altrettanto panoramico e meno inquietante traghetto



La sera, dopo l'immancabile salto da Strand, sono andata a TriBeCa a incontrare la mia amica Laura Andel e il suo fidanzato Carlos all'ottimo ristorante Takahachi. Lungo la strada mi sono imbattuta in questa reliquia della vecchia New York, il Trinity Boxing Club, che nella vetrina espone un cartello con la sua fantastica leggenda


E per concludere la serata, un salto nel mondo di sogno della Dream House


sabato 30 settembre 2017

Postcards from New York/25. Giardini botanici e macchine del tempo

La mia sempre agognata tappa newyorkese lungo la strada del ritorno a casa comincia con una giornata a Brooklyn. Pranzo a Crown Heights e passeggiata con la mia amica Noa e il suo piccolo Ira, che mi portano a visitare il giardino botanico



Da lì mi sposto a Brooklyn Heights, dove aspetto un altra mia amica, Chris, sulla mitica Promenade dove si trova la mia futura seconda casa. Nell'attesa fotografo la signora Libertà, ultimamente messa un po' alla prova ma pur sempre fotogenica



Da lì andiamo a Dumbo a vedere Photoville, un festival di fotografia all'aperto. Dumbo non è più il vecchio quartiere industriale che ospitava topi giganti e artisti (e me quando facevo la pet-sitter), e dove Chris ha abitato per tanti anni. Ora è diventato un quartiere fighetto dagli affitti carissimi, dove resistono ancora pochi edifici non ristrutturati e dove i turisti si aggirano ignari dell'antico fascino del quartiere


Mentre gironzoliamo in cerca di un ristorante che non ci svuoti il portafoglio, Chris mi indica un vecchio edificio un po' cadente, un vestigio della vecchia Dumbo, dicendomi che trent'anni prima aveva vissuto lì dentro, quando si era appena trasferita dal Queens a Manhattan. E il palazzo è ancora identico. Quando ci avviciniamo per dare un'occhiata, scopriamo che il portone d'ingresso è aperto, e ovviamente entriamo. Dentro c'è odore di polvere, una scala di legno scricchiolante e le pareti dipinte con una vernice verdolina che dev'essere ancora quella originale. Siamo tornate indietro nel tempo. Saliamo le scale, e Chris mi mostra la porta dell'appartamento al secondo piano, quello dove abitava lei. In quel momento sentiamo qualcuno entrare dal portone. Chris si sporge a guardare dalle scale e grida: "Sei tu!". La donna che sta salendo accompagnata da un cane è la sua coinquilina di trent'anni prima, che non ha mai lasciato l'appartamento. Ci fa entrare. La casa è esattamente come Chris la ricorda, stessi stanzoni enormi, un po' cadenti e poco arredati (c'è anche una Tv degli anni Ottanta), stesso bagno angusto e scrostato. Meravigliosa. Dio, quanto amo questa città. Sta cambiando anche lei (come è documentato in questo triste libro appena uscito), e in fretta, ma venderà cara la sua pellaccia.


giovedì 28 settembre 2017

L'oroscopo di Mr K

Siete dell'Ariete? Questa settimana Rob Brezsny vi porta a esempio Mr K 



(Brezsny aveva già inserito Mr K nel suo oroscopo in precedenza, per la precisione nel 2008, per il segno della Vergine).

mercoledì 13 settembre 2017

Tutti mi dicono beata te

Tra una settimana torno a casa.
Di solito quando arrivo qui sto benone, normalmente in forma. Ultimamente, però, verso la fine dei tre mesi comincio a sviluppare imperscrutabili disturbi dell'epidermide, chiazze rosse che si diffondono sulla faccia e/o sul corpo senza alcuna plausibile spiegazione. L'altra volta era la psoriasi, stavolta chissà. Allergia, herpes, micosi, muschi o licheni? Vediamo se anche stavolta in Italia mi passa tutto. Verso la fine dei tre mesi inoltre digerisco male, mi viene mal di testa appena bevo un sorso di vino californiano, mi viene il torcicollo a furia di dormire con un cuscino in testa (oltre che con i tappi e la macchina del rumore bianco, chi ha letto il mio libro sa cos'è, gli altri si arrangino) per non sentire le vicine che mi camminano sopra al mattino presto (che tanto le sento lo stesso e mi sveglio e poi scrivo questi post incazzati).
Soprattutto, verso la fine dei tre mesi non ce la faccio più a fingere come tutti gli altri che la marea di disperati che mi circonda ovunque in questa città non esista, non riesco più a fingere che sia normale che le strade siano piene di gente malata e sporca che non ha una casa, gente che spesso ha problemi mentali ma è lasciata a se stessa, pericolosa per sé e per gli altri. Sono stanca di vedere la gente che li evita schifata come se avessero la peste, per poi accorgermi che faccio la stessa cosa anch'io. E che la sera quando torno a casa cammino tesa e veloce, perché non si sa mai che quel pazzo che grida in mezzo alla strada non decida di prendersela con me.
Sì, beata me, torno a casa. 
(Sì, certo, anche l'Italia è piena di problemi. Grazie, lo sapevo già.)

martedì 12 settembre 2017

Diciamolo in italiano: un libro e un blog


Vi ricordate quando facevo il Dizionario Itanglese-Italiano? Ora Licia Corbolante mi segnala un nuovo blog, molto ben fatto, che comincia così:

Quel ramo del lago di Como sud coast oriented, tra due catene non-stop di monti tutte curvy, a seconda dell’up-down di quelli, divien quasi a un tratto small-size e a prender un look da fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera overside; e il ponte, che ivi linka le due rive, par che renda ancor più friendly all’occhio questo effetto double face, e segni lo stop del lago e il restart dell’Adda, fino al remake del lago dove le rive, sempre più extralarge, lascian lo spread dell’acqua rallentarsi in un relax di nuovi golfi curvy.

E c'è anche un libro, con la prefazione di Annamaria Testa.

lunedì 11 settembre 2017

La faccia dei venti dollari

"L’etnocidio degli indiani fu portato avanti parallelamente allo sviluppo capitalistico con la conquista del West. Nel 1814 Andrew Jackson diresse i suoi uomini mentre scotennavano gli indiani morti per confezionare briglie per i cavalli e si premurò che i souvenir provenienti dai cadaveri fossero distribuiti alle signore del Tennessee. Nello sterminio dei Creek aveva sovrainteso alla mutilazione di ben ottocento cadaveri di uomini, donne e bambini amputando loro il naso per poterli contare e dimostrare a tutti che la sua missione di civiltà era stata compiuta. A giustificazione delle sue imprese, Jackson dichiarò che “questi selvaggi non possono neppure essere evangelizzati né c’è speranza che entrino a far parte della nostra civiltà”.
Nel 1829 fu proprio Andrew Jackson, ormai divenuto settimo presidente degli Stati Uniti, a firmare l’Indian Removal Act, la deportazione di 17.000 Cherokee dalla Georgia al Missouri lungo il “sentiero delle lacrime”. Pochi mesi dopo l’arrivo nel territorio indiano, i Cherokee erano ridotti a meno di 2000." 
Da QUI

Eccolo, Andrew Jackson, proprietario di schiavi e settimo presidente degli Stati Uniti (molto amato da Donald Trump), sulla banconota da 20 dollari.



Sembrava che fosse passata la proposta di sostituire la faccia di questo mostro con quella di Harriet Tubman, ma poi sono arrivati degli altri mostri alla Casa Bianca ed è saltato tutto.


mercoledì 16 agosto 2017

Un paese sull'orlo della guerra civile

Ultimamente parlo poco di politica sul blog, perché ne parlo già tanto altrove, e sento di non avere molto da aggiungere per spiegare il momento spaventoso che gli Stati Uniti stanno vivendo. Però questo breve documentario deve essere visto da più persone possibile, e così ho deciso di condividerlo anche qui. E se il mio titolo vi sembra eccessivo, date un'occhiata a questo articolo del New Yorker.

Un gruppo neonazista ha ottenuto il permesso di manifestare a San Francisco il 26 agosto. Il permesso è stato accordato dal National Park Service, un ente federale controllato dalla Casa Bianca. Le autorità statali e cittadine chiedono che il permesso venga revocato. Consentire a questa gente di manifestare dopo quello che è successo a Charlottesville è un vero atto criminale.


martedì 15 agosto 2017

Un paradiso a Sonoma Valley

La famigerata estate di San Francisco ci ha parzialmente graziati, con un mese di luglio soleggiato e dalle temperature decenti (tipo che a volte uscivo addirittura in maniche corte). Poi, puntuale come la morte, è arrivato Fogust: dall'inizio di agosto una pesante cortina di nebbia è calata sulla città, e il sole è scomparso. Per questo quando la mia amica G mi ha offerto di andarla a trovare nella casa di Kenwood che le avevano prestato dei suoi amici non ho avuto un attimo di esitazione, soprattutto dopo che mi ha detto "c'è la piscina".
Mi organizzo con l'amica A che sabato passerà a prendermi a scuola alle 12.30 e mi accompagnerà in macchina fino a Kenwood. Fine settimana con le amiche: un piano perfetto. Sabato mattina parto per la mia lezione a scuola con lo zaino pieno di vino. Durante l'intervallo A mi telefona e mi dice che sta male e non può venire a Kenwood. Chiamo G e lei mi dice che ha già fatto una spesona e ha già preparato la torta. Sentendomi in colpa, ma anche scocciatissima di dover rinunciare alla vacanzina, faccio qualche ricerca e scopro che c'è un autobus che va a Santa Rosa, dove G potrà poi venire a prendermi. Ci mette solo tre ore invece di una e mezza, ma pazienza.
Esco da scuola tutta mogia con il mio zaino pieno di vino e dico alla direttrice: "Vado a prendere l'autobus per Santa Rosa". Lei mi risponde "Vuoi un passaggio?" Io, sbalordita da tanta fortuna: "Ma come, vai a Santa Rosa?" E lei: "In realtà vado a Kenwood, che è lì vicino". E così, con una botta di culo clamorosa (a Kenwood ci saranno in tutto 200 case, non era facile trovare qualcuno che andasse a passare il fine settimana proprio lì), vengo scarrozzata fino alla casa (degli amici ricchi) di G, che mi aspetta in bikini sul vialetto. Mi tolgo il piumino e il pile ed entro in paradiso.
(Il ritorno l'ho fatto in autobus: niente male, ho letto per tre ore filate, cosa che non riesco a fare quasi mai. Appena imboccato il Golden Gate Bridge sono entrata nel nebbione.)

Il terreno intorno alla casa




La piscinetta con l'amica G che nuota
A me basterebbe questa
Una bandiera migliore


mercoledì 9 agosto 2017

Ancora California del nord: per l'apocalisse andrò a Jenner

I nostri amici della dacia hanno venduto la dacia e hanno comprato un terreno a Jenner, su una collina con vista sull'oceano, ma abbastanza lontana dall'oceano per non avere la nebbia. E per arrivarci si passa dalla deliziosa Freestone, dove compriamo il pane più buono della California per il picnic.
Gli ho detto che quando verrà l'apocalisse andrò da loro, c'è un pozzo e ci si può cibare di bacche e radici.

Il terreno

L'oceano con la sua nebbia

Ancora il terreno (be', non fino in fondo)

Mr K raccoglie bacche

L'albero più bello del terreno, una quercia della California

lunedì 31 luglio 2017

La California del nord

Per me esiste solo la California del nord. Quella della costa nebbiosa e del profumo di resina, dei paesini microscopici e dei fari in riva all'oceano. La California del sud mi interessa poco. Io voglio solo perdermi nella California del nord.
Una piccola gita, questa volta. Una notte al Boonville Hotel


con il suo splendido giardino


Una passeggiata nell'Hendy Woods State Park


Qualche visita alle ottime aziende vinicole della Anderson Valley


Una strada in mezzo alle sequoie per raggiungere l'oceano a Elk, 208 abitanti nella Mendocino County. La mia adorata Mendocino è vicina, ma non abbastanza da poterla raggiungere in giornata. Però Elk ci fa due regali. La nebbia si dirada per una manciata di minuti, quel tanto che basta per lasciarci fotografare la costa, come un sogno che emerge dalla foschia


Compriamo da mangiare all'Elk Store


E sulla porta troviamo questo cartello



Sto cominciando a pensare che voglio fare la patente per andare a perdermi in questi posti qui. L'eremita di Mendocino.
 

giovedì 27 luglio 2017

Mi trovate su Micromega

Da oggi, sul numero di luglio di Micromega, trovate il mio articolo sul ruolo dei fondamentalisti cristiani Usa nell'elezione di Trump. (Attenzione, fa veramente paura.)




God Bless America
Razzista, omofoba, antiabortista, creazionista, feroce avversaria dell’istruzione pubblica: questa è la destra religiosa americana – che riunisce le frange più conservatrici di evangelicali e cattolici rappresentando uno dei più importanti bacini di consenso di Trump. E che, con Betsy DeVos all’Istruzione, ha anche occupato uno dei posti chiave del governo degli Stati Uniti.

martedì 18 luglio 2017

Le smanie per la villeggiatura

La foto non c'entra niente, ma è uno dei miei amici
pappagalli che banchettano sul melo del vicino
Ora, dovete sapere che Mr K non va mai in vacanza. Cioè, lui sostiene che tutto quello che fa è una vacanza, e non capisce questa smania tutta italiana di smettere di lavorare (ma occhio, per lui il lavoro non è lavoro, bensì vacanza) per andare a fare cose insulse tipo riposarsi e viaggiare.
Capirete bene che questo mal si adatta al mio irrefrenabile desiderio di vacanza, e quindi mi vedo costretta a prendere dei provvedimenti.

1) Piccole vacanze quotidiane. Vado sempre più spesso in palestra, ormai quasi tutti i giorni. Ho ripreso pilates con le compagne ottuagenarie e l'insegnante che mi chiama Celia. Ho provato Barre, che è l'ultima mania americana in fatto di attività palestrabili ed è una vera e propria tortura. Lo sconsiglio anche al mio peggiore nemico (no, in realtà a Trump consiglierei ben di peggio). Dopo un'ora di Barre non sono riuscita a salire le scale per due giorni. Infatti ora la mia YMCA di Chinatown non lo propone più. Forse qualcuno è finito all'ospedale.

2) La gita con l'amica. Io e l'Alessandra tra poco andiamo a Boonville per due giorni. Boonville è sulla strada per la mia adorata Mendocino (che è troppo lontana per due giorni di gita). Ho letto un romanzo che si intitola Boonville, è ambientato in questo paese di pazzi (naturalmente) e lo ha scritto un tizio che Mr K conosce, un bel ragazzone cresciuto a Boonville con le pezze al sedere che poi ha sposato una fantastiliardaria e adesso è ricco che tipo Obama quando era in città andava a giocare a pallacanestro a casa sua. A parte questo, Boonville sta nel cuore della Anderson Valley, che è piena di vinerie.

3) In vacanza con La Mamma. Al mio ritorno in Italia, in ottobre, me ne andrò al mare a Lampedusa per una settimana, probabilmente con tappa a Palermo.

Nel frattempo Mr K, benché imperturbabile davanti alle mie minacce di trovarmi un fantastiliardario che mi mantenga perennemente vacanza, mi propone idee geniali per conciliare il suo lavoro con le mie vacanze. Oltre a quella di passare qualche giorno a Zurigo (!!), la più bella è sicuramente la proposta di passare qualche giorno a Mount Washington, facendo campeggio selvaggio ad alta quota insieme a una banda di sportivi assatanati, senza gabinetti e con il paese più vicino a 80 km di distanza. Ah, e a quanto pare nei dintorni soggiorna anche una banda di miliziani fascistoidi, quei simpatici personaggi tipicamente americani che fanno subito pensare a cose tipo Un tranquillo weekend di paura. Gli ho risposto che non corrisponde alla mia idea di vacanza. Chissà quale sarà la sua prossima proposta.


martedì 4 luglio 2017

Addio estate

Ecco, a furia di lamentarmi della caldazza è arrivato il momento di tornare al freddo e alla nebbia, e naturalmente non ne ho nessunissima voglia. Ma proprio nessuna nessuna nessuna.

Ieri ho fatto una gita al Mottarone, dove c'era questo panorama qui


ma da domani, dopo il viaggio-massacro, comincerà la mia estate-massacro con doppio lavoro, traduzione e insegnamento.
Da qualche giorno, però, un nuovo pensiero si sta delineando nei miei meandri cerebrali finora evidentemente intasati dal caldo: "ma chi c***o me lo fa fare?" 
Infatti, da quando ho scoperto questo sito, il mio passatempo preferito è diventato esplorare il mondo dalla mia scrivania. L'altro giorno sono finita sulla spiaggia di un'isola greca e per poco non mi mettevo a piangere. Quindi da ora in poi lo scopo massimo, per non dire unico, della mia vita sarà quello di andare in vacanza. Non temete, ci riuscirò.

lunedì 26 giugno 2017

I Jeans a Borgarello



Ci sarà la caldazza o il temporale? La siccità o l'alluvione? Agli sgoccioli del mio soggiorno italiano, in procinto di tornare, più recalcitrante di un mulo, nel paese dove, come ha scritto in un tweet Alain de Botton, i ricchissimi hanno convinto i poveri che la giustizia sociale è il loro nemico (che poi interessante, interessante, però io mi sarei anche rotta le palle di interessante. Se fossi un'aliena che guarda la Terra da lontano sarei molto interessata a vedere come un intero pianeta di deficienti si sta scavando la fossa da solo. Visto che su quel pianeta ci abito, sono un po' meno interessata e un po' più incazzata). Comunque, tornando a noi, se giovedì 29 siete nei pressi di Pavia (o anche non nei pressi, se volete farvi 1000 km per venire a sentirmi, per me va bene) vi invito a sfidare le condizioni meteorologiche, quali che siano, per venire a sentirmi chiacchierare con l'esimia collega Thais Siciliano... di cosa? Ma dei Jeans, naturalmente! Visto che non scriverò altri libri, se volete fare due chiacchiere con me vi conviene approfittare di questo.
QUI trovate tutte le informazioni che vi possono servire.



sabato 24 giugno 2017

Compleanno torrido

Quest'anno che sono fuori da facebook, del mio compleanno si ricordano solo pochi amici dalla memoria di ferro. Lo sto passando in stato catatonico con la pressione a 30 per il caldo, Mr K vuole portarmi in farmacia per prendere qualcosa per una spina di acciuga che mi si è conficcata in gola, ma io ricordo il giro in macchina che ho fatto ieri alle 3 per andare alla coop a comprare gli ingredienti per questo, e faccio come un mio cane di tanto tempo fa, che dopo aver passato un po' di tempo (non troppo, per fortuna) chiuso in macchina sotto il sole si rifiutò di salire su una macchina per tutto il resto della sua vita.
E poi quest'anno mi è toccato disdire anche la montagna, con dispiacere incolmabile, perché dopo settimane di caldo letale ora sono previsti temporali terrificanti in montagna proprio nei tre giorni che dovevamo andarci noi.
In questo stato d'animo un po' paludoso è giunto come sempre il post di compleanno della cara Amanda ad allietarmi la giornata. Leggetelo, è delizioso come una fetta di Sacher torte.

domenica 18 giugno 2017

Una gita a Vienna/3. Eier im Glas e giardini

In questi giorni in cui il mio migliore amico è il ventilatore e il freddo e la nebbia estivi di San Francisco non mi sembrano più tanto orridi, ripenso con nostalgia alla brezzolina che ci ha accompagnati a Vienna e alle fresche serate nei giardini.

L'ultimo giorno ero un po' provata dalle lunghe camminate e mi addormentavo dappertutto, compresa una panca dentro il MAK, e così quando Mr K è andato a vedere il Leopold Museum io sono rimasta su una panchina nel giardino a leggere e fotografarmi i piedi da brava turista.


Tutto questo, lo so, non è molto interessante, ma aspettate che adesso vi racconto la storia delle Eier im Glas
Dovete sapere che in questi giorni sto traducendo un romanzo di Nathan Englander (del quale ho già tradotto due libri), in cui a un certo punto il protagonista mangia questa pietanza a me ignota. Faccio la mia ricerchina e scopro che si tratta di un piatto servito tipicamente per colazione nei caffè viennesi: due uova alla coque sgusciate (magari cotte cinque minuti anziché tre, per facilitare la sgusciatura), ricoperte di erba cipollina e servite dentro un bicchiere con lo stelo, con del pane tostato e imburrato per fare la scarpetta. Per me che amo le uova, una delizia suprema. Leggendo questo blog scopro che viene considerato un piatto fallico (lo stelo e le due uova, ehm), e lo trovo ancora più divertente. Ovviamente la mia missione a Vienna sarà trovare le Eier im Glas.
Il primo giorno le trovo nel caffè di questo meraviglioso giardino


ma sono una tremenda delusione: il cuoco le ha stracotte, e sono praticamente sode.
Il secondo giorno invece le trovo, perfette (anche se il bicchiere non aveva lo stelo), in un caffè che si chiama... Café Englander (ovviamente ho scritto all'omonimo Nathan per raccontarglielo).
Non le ho fotografate perché trovo ridicolo fotografare quello che mangio (o forse perché mi butto sul cibo prima che mi venga in mente di fotografarlo), a meno che non sia la Sacher Torte del Café Sacher.


Per finire in bellezza, cosa c'è di meglio di una cenetta in riva al Danubio? Noi abbiamo scelto la Strandgasthaus Birner, ottima cucina, grandi terrazze sul fiume e questa vista qui


Bene, ora torno ad abbracciare il ventilatore. 
Il 29 dovrei essere a Pavia per una chiacchierata sui Jeans. Seguiranno informazioni.

martedì 6 giugno 2017

Una gita a Vienna/2. Prater e giardini

Sabato mattina le nostre strade si dividono: Mr K se ne va al mercatino delle pulci, il Flohmarkt, mentre io, che ai mercatini delle pulci mi annoio a morte, decido di andare al Prater. La mia meta è un giro sulla famosa giostra del film Il terzo uomo, un'ottima scusa per giustificare l'escursione in questo - ovviamente pacchianissimo - parco dei divertimenti. 
Mi fermo a guardare, con un misto di orrore e ammirazione, i temerari che pagano per salire su giostre vomitifere tipo quella qui sotto, che fa il giro della morte cigolando un po' sui cardini



e mi dirigo verso la mia tranquilla giostra da cinefila. Una bella ruotina kitschissima, piccola rispetto ai mostri moderni, che però si rivela foriera di inaspettate vertigini. Faccio qualche foto con una mano mentre con l'altra mi tengo ben aggrappata al parapetto (bassissimo perché tanto la giostra si muove a due all'ora)



Me ne vado dal Prater tutta soddisfatta, lasciandomi alle spalle la musica martellante e la puzza di salsicce nella convinzione di aver fatto una gita storica. Solo al ritorno a casa mi accorgerò di avere sbagliato giostra. Quella del film di Orson Welles la vedete sullo sfondo della prima foto, è la ruotona con attaccate delle cabine tipo tram. Questa:


Nel pomeriggio visitiamo l'Albertina, dove, oltre a una grande retrospettiva su Schiele, vediamo una mostra bellissima su un'artista che non conoscevo: Maria Lassnig. Io mi innamoro in particolare di un quadro, che ovviamente è proprio quello per cui il museo non ha ottenuto i diritti di riproduzione e che quindi non si trova da nessuna parte, né in poster, né in cartolina e neanche su internet. Comunque questa è la recensione di Mr K

Prendiamo l'aperitivo al Burggarten, nella splendida Palmenhaus

e poi ci dirigiamo verso Nussdorf, un quartiere fuori dal centro dove si trovano alcune Heurigen (vinerie), locali meravigliosi con grandi giardini dove si serve il vino locale. Quella che cercavamo, Mayer am Pfarrplatz, è strapiena (meschinelli noi, che non abbiamo prenotato); ne giriamo un altro paio, e quando stiamo ormai per arrenderci ne troviamo una che ha un tavolino libero sotto uno splendido alberone: questa. Che vino! Un bianco fresco proveniente dai loro vigneti che si trova solo a Vienna, veramente squisito.

Torniamo in centro tutti contenti, ma la serata non è ancora finita. Lungo il Danubio c'è una gran folla di ragazzi, è bello vedere una città così animata, ma noi giriamo l'angolo ed ecco che in pieno centro ci infiliamo in uno scantinato dove si suona il jazz. Un concerto molto divertente in un locale molto bello, il Jazzland. E poi ci basta attraversare il ponte e con una breve passeggiata torniamo all'appartamento che abbiamo affittato (che per la cronaca è questo. Ottima posizione, bello e pulito, con una pecca: delle ridicole veneziane alle finestre che al mattino alle sei lasciano entrare un fascio di luce tipo interrogatorio di terzo grado sparato dritto in faccia. Ah, e se ci andate nel fine settimana è silenzioso, ma il lunedì mattina non lo è affatto). 

2. Continua

giovedì 1 giugno 2017

Un messaggio di civiltà

Oggi sono più che mai fiera di essere cittadina europea e italiana.

Dichiarazione Italia-Germania-Francia sull'annuncio degli USA dell'uscita dall'Accordo di Parigi sul clima

01 Giugno 2017

We, the Heads of State and of Government of France, Germany and Italy, take note with regret of the decision by the United States of America to withdraw from the universal agreement on climate change.
The Paris Agreement remains a cornerstone in the cooperation between our countries, for effectively and timely tackling climate change and for implementing the 2030 Agenda sustainable development goals.
We deem the momentum generated in Paris in December 2015 irreversible and we firmly believe that the Paris Agreement cannot be renegotiated, since it is a vital instrument for our planet, societies and economies.
We are convinced that the implementation of the Paris Agreement offers substantial economic opportunities for prosperity and growth in our countries and on a global scale.
We therefore reaffirm our strongest commitment to swiftly implement the Paris Agreement, including its climate finance goals and we encourage all our partners to speed up their action to combat climate change.
We will step up efforts to support developing countries, in particular the poorest and most vulnerable, in achieving their mitigation and adaptation goals.

Paolo Gentiloni
Emmanuel Macron
Angela Merkel

mercoledì 31 maggio 2017

Una gita a Vienna/1. Sacher e giardini

Io veramente volevo tornare a Siviglia e Granada. Purtroppo però, per quanto io adori la Spagna - e l'Andalusia in particolare - alla fine di maggio da quelle parti fa già troppo caldo per me. Così è partita la ricerca di un altro posto per il nostro fine settimana europeo. Prima candidata: Amsterdam. Viaggio accessibile, soggiorno caro. Scartata. Da lì abbiamo cominciato a studiare altre possibili destinazioni, tutte scartate perché il viaggio era troppo complicato o il soggiorno troppo caro. Cracovia. Budapest. Riga. Edimburgo. Dublino. Alla fine Mr K propone Vienna. Non è che mi ispiri tantissimo, però non ci sono mai stata. E poi penso: Sacher Torte. Ok, aggiudicato.

Vienna è una delizia. Il clima era perfetto, luminoso e ventilato, con serate tiepide che permettevano di approfittare dei magnifici ristoranti all'aperto (scorta di cene all'aperto prima di tornare nell'orrida terra nebbiosa dove l'estate non esiste e le cene all'aperto te le scordi). 
E comunque, prima di tutto, lei:


Mr K mi prende in giro perché faccio addirittura la coda per entrare nel Café Sacher (dove i camerieri, fedeli al luogo comune sui camerieri dei caffè viennesi, sono antipaticissimi), ma io ribatto che un conto sono quei poveretti di californiani che fanno la coda per mangiare una pizza, e un conto è fare la coda per mangiare il dolce più buono del mondo nel luogo che tuttora ne detiene il brevetto segreto. Lui, allora, per dimostrare che non cede al fascino della Sacher, ordina uno strudel. Mah.

Poi, i giardini. Vienna è verdissima, più verde persino di Berlino. Mentre nel mio paesello si mutilano centinaia di piante con potature scellerate (ultimamente va di moda la potatura di tipo "napalm", che consente di risparmiare sulle future potature per almeno dieci anni, sempre che l'albero, completamente privo di rami, non schiatti prima), io mi godo la verzura dei parchi viennesi, nella quale ogni tanto spunta un'inquetante ma fotogenica torre della contraerea


La prima giornata viennese si conclude con un'ottima cena - ovviamente in giardino - e poi con il bicchiere della staffa in uno scrausissimo bar di quartiere (noi stavamo nel distretto 2, Leopoldstadt, dalle parti del Prater che non mancherò di visitare) con la più grande collezione di giochi da tavolo che io abbia mai visto. Gli avventori dei tavoli accanto a noi giocavano rispettivamente a scacchi e a dadi (ciascuno lanciava i dadi sopra un libro per non fare rumore. I libri vengono lasciati sui davanzali esterni delle finestre - non solo di questo bar, ma di molte case e locali - così chi vuole se li prende. Dio, come sono civilizzati. Pensate che la metropolitana non ha tornelli: si fidano del fatto che abbiate il biglietto).

I giochi erano molti, molti di più. Peccato non avere un grandangolo

Qui finisce la prima parte del racconto della gita. Ultimamente sono un po' pigra con il blog, ma presto vi racconterò anche la seconda, che avrà come protagonisti la ruota sbagliata del Prater, le Eier im Glas, il jazz e un paio di piedi.