sabato 30 settembre 2017

Postcards from New York/25. Giardini botanici e macchine del tempo

La mia sempre agognata tappa newyorkese lungo la strada del ritorno a casa comincia con una giornata a Brooklyn. Pranzo a Crown Heights e passeggiata con la mia amica Noa e il suo piccolo Ira, che mi portano a visitare il giardino botanico



Da lì mi sposto a Brooklyn Heights, dove aspetto un altra mia amica, Chris, sulla mitica Promenade dove si trova la mia futura seconda casa. Nell'attesa fotografo la signora Libertà, ultimamente messa un po' alla prova ma pur sempre fotogenica



Da lì andiamo a Dumbo a vedere Photoville, un festival di fotografia all'aperto. Dumbo non è più il vecchio quartiere industriale che ospitava topi giganti e artisti (e me quando facevo la pet-sitter), e dove Chris ha abitato per tanti anni. Ora è diventato un quartiere fighetto dagli affitti carissimi, dove resistono ancora pochi edifici non ristrutturati e dove i turisti si aggirano ignari dell'antico fascino del quartiere


Mentre gironzoliamo in cerca di un ristorante che non ci svuoti il portafoglio, Chris mi indica un vecchio edificio un po' cadente, un vestigio della vecchia Dumbo, dicendomi che trent'anni prima aveva vissuto lì dentro, quando si era appena trasferita dal Queens a Manhattan. E il palazzo è ancora identico. Quando ci avviciniamo per dare un'occhiata, scopriamo che il portone d'ingresso è aperto, e ovviamente entriamo. Dentro c'è odore di polvere, una scala di legno scricchiolante e le pareti dipinte con una vernice verdolina che dev'essere ancora quella originale. Siamo tornate indietro nel tempo. Saliamo le scale, e Chris mi mostra la porta dell'appartamento al secondo piano, quello dove abitava lei. In quel momento sentiamo qualcuno entrare dal portone. Chris si sporge a guardare dalle scale e grida: "Sei tu!". La donna che sta salendo accompagnata da un cane è la sua coinquilina di trent'anni prima, che non ha mai lasciato l'appartamento. Ci fa entrare. La casa è esattamente come Chris la ricorda, stessi stanzoni enormi, un po' cadenti e poco arredati (c'è anche una Tv degli anni Ottanta), stesso bagno angusto e scrostato. Meravigliosa. Dio, quanto amo questa città. Sta cambiando anche lei (come è documentato in questo triste libro appena uscito), e in fretta, ma venderà cara la sua pellaccia.


18 commenti:

  1. Bella la tua foto della Libertà lontana

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    1. "La Libertà lontana" potrebbe essere la didascalia della foto.

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    2. Amo scovar titoli e didascalie 😉

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  2. Non ci sono mai stato, dalla tua chiusa intuisco il fascino che tutti decantano dì NY.

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    1. Per quanto mi riguarda, anche se la stanno trasformando in una città per soli ricchi, per il momento ha ancora un fascino enorme.

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  3. Spero anch'io che venda cara la sua pellaccia che tanto ha ispirato artisti, scrittori...
    Sono stata molti anni fa a NY e ricordo quartieri dannatamente affascinanti.

    p.s.
    Paul Auster non abita a Brooklyn?

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    1. Sì, insieme a quasi tutti gli altri scrittori newyorkesi, che hanno abbandonato Manhattan perché costava troppo. Ora anche Brooklyn è cara, però, e gli artisti si spostano nel Queens e in altri quartieri sempre più periferici.

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  4. Ma che incontro pazzesco, quello con la coinquilina di trent'anni prima e il vecchio appartamento!

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    1. Capisci perché sono sempre felice di andare a New York? Mi capitano spesso cose del genere!

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  5. ...carramba :)

    bella la foto della statua della libertà!

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  6. Dai! Che storia! Non so nemmeno immaginare cosa si provi a... abitare per 30 anni nella stessa casa ahahah :D Che incontro straordinario. Comunque sono contenta che sei tornata in Italia, evviva!

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  7. Voglio anch'io un benefattore, sia per la prima che per la seconda casa XD
    Favoloso il post, toccante il finale...
    E ho visto la foto del CBGB, sob!

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    1. Eh, avremmo tutti bisogno di un benefattore...

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  8. Figata la casa scrostata di Dumbo!

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