lunedì 20 novembre 2017

God Bless America: Trump e i fondamentalisti cristiani/5

(Ultima puntata. Continua da QUI)

Il dominionismo

Dopo anni in cui era rimasto sottotraccia, il termine “dominionismo” è tornato alla ribalta quando Trump si è candidato alla presidenza. Vengono definiti dominionisti gli aderenti alla cosiddetta “teologia del dominio”, che si basa su un passo della Bibbia (Genesi 28: «Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra”») per sostenere che i cristiani hanno ricevuto il mandato divino di assumere il dominio del mondo – caduto in mano a Satana dal giorno del peccato originale – e preparare la nuova venuta di Cristo.
Il termine “dominionista” non viene adottato dagli aderenti a questa ideologia, ma è stato usato per la prima volta negli anni ’90 dalla sociologa Sara Diamond[1] (e poi ripreso da molti altri, fra cui i giornalisti Frederick Clarkson[2], Chris Hedges[3] e la già citata Michelle Goldberg), che lo descrive come un movimento il cui nucleo è formato dalla teologia del dominio e dal ricostruzionismo cristiano, ma che si estende a comprendere la maggior parte della destra religiosa.
Il ricostruzionismo cristiano (chiamato così perché sostiene che ogni area dominata dal peccato debba essere “ricostruita” secondo i termini della Bibbia) è una dottrina fondamentalista calvinista ideata da Rousas Rushdoony, autore del suo testo fondante, The Institutes of Biblical Law (1973), nonché ispiratore del moderno movimento per l’istruzione domiciliare religiosa (essenziale per la trasformazione degli Stati Uniti in una “nazione cristiana”). Rushdoony era un sostenitore della teonomia, l’idea per cui l’unica possibile fonte per l’etica è il Dio rivelato nella Bibbia; ne consegue che le leggi delle nazioni devono conformarsi alla legge mosaica, introducendo la pena di morte (anche tramite lapidazione[4]) per crimini come l’omosessualità, l’adulterio e la blasfemia. Rushdoony – che in The Institutes of Biblical Law parla di “eresia della democrazia” e afferma che “cristianità e democrazia sono inevitabilmente nemiche” – descrive una società con un governo nazionale ridotto al minimo, la cui funzione sarebbe esclusivamente la difesa da minacce esterne. Tutti i servizi sociali verrebbero forniti dalla chiesa, che diventerebbe responsabile dei settori della sanità, dell’istruzione e dell’assistenza sociale. L’economia sarebbe fondata su un capitalismo privo di restrizioni, tranne quelle imposte dalla legge biblica; le donne sarebbero escluse dal governo; il diritto di voto sarebbe limitato agli uomini appartenenti a chiese “biblicamente corrette”. La più recente evoluzione del ricostruzionismo cristiano ispirata alle idee di Rushdoony è il kinism, un movimento suprematista bianco che usa la Bibbia come base per le proprie convinzioni razziste e antisemite. La parola deriva da kin, “consanguineo”, perché secondo gli aderenti a questo movimento il fondamento di una nazione è l’omogeneità razziale, e il fondamento del codice morale è l’omogeneità religiosa.
Oltre ai ricostruzionisti, gli altri fautori del dominionismo nella galassia delle chiese statunitensi sono i carismatici/pentecostali della Kingdom Now Theology e i neo-carismatici della New Apostolic Reformation, secondo i quali i cristiani devono prendere il controllo delle “ sette montagne della cultura”, ossia governo, religione, mass media, famiglia, affari, istruzione, arti e intrattenimento.
Si tratta di movimenti minoritari ed estremamente radicali, ai quali in genere i leader della destra religiosa evitano di associarsi pubblicamente. Tuttavia i predicatori Falwell e Robertson hanno espresso idee affini al ricostruzionismo, mentre tra i personaggi politici legati al dominionismo figurano Sarah Palin, l’ex governatore del Texas Rick Perry, l’ex deputata Michele Bachmann, l’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee e l’ex deputato Newt Gingrich[5]. Il caso più noto è però quello di Ted Cruz. Figlio del pastore evangelicale Rafael Cruz e aderente come il padre al ramo della teologia evangelicale denominato Seven Mountains Dominionism (le “sette montagne” della New Apostolic Reformation), Cruz era il candidato della destra religiosa finché, dopo il suo ritiro dalla campagna per le presidenziali, è stato sostituito da Donald Trump. Lance Wallnau, un influente leader del movimento delle Seven Mountains, ha sostenuto Trump come il “candidato del caos”[6] che Dio intenderebbe usare per realizzare i suoi piani.
Per molto tempo i giornalisti e gli studiosi che mettevano in guardia contro le tendenze dominioniste della destra religiosa sono stati accusati di complottismo, ma oggi le loro teorie assumono una particolare rilevanza. Così nel febbraio 2016 lo storico John Fea ha pubblicato sul Washington Post un editoriale dal titolo “La campagna di Ted Cruz è alimentata da una visione dominionista dell’America”[7], mentre dopo le elezioni, nel novembre 2016, The Intercept ha pubblicato un lungo pezzo di Jeremy Scahill su Mike Pence, definito “il suprematista cristiano più potente della storia statunitense”[8]. Pence, cresciuto in una famiglia cattolica e poi convertito all’evangelicalismo, è stato affiancato a Trump per legittimare il candidato presidenziale agli occhi dell’elettorato fondamentalista religioso. L’attuale vicepresidente è favorevole alla criminalizzazione dell’aborto (quando era governatore dell’Indiana firmò una legge che imponeva di sotterrare o cremare i feti abortiti, poi sospesa da un giudice federale per incostituzionalità) ed è un sostenitore di politiche omofobe (si è già ricordato il suo sostegno alla “terapia di conversione”, mentre da governatore si era impegnato per ridurre i fondi statali ai trattamenti sanitari contro l’HIV).
Pence è legato a doppio filo a Erik Prince, fondatore della famigerata Blackwater (oggi Academi), la compagnia militare privata che si è macchiata di crimini contro i civili durante la guerra in Iraq. Il padre di Erik, Edgar Prince, ha donato milioni a gruppi ultraconservatori come Focus on the Family e Family Research Council, del quale è stato co-fondatore. Erik e sua madre Elsa hanno generosamente finanziato referendum contro i matrimoni gay e campagne per la criminalizzazione dell’aborto, e sono fra i contributori del Super PAC[9] pro-Trump/Pence “Make America Number 1”. Erik Prince è il fratello di Betsy DeVos.
La famiglia Prince, in particolare Erik, era molto vicina a Chuck Colson, il consigliere giuridico della Casa Bianca di Nixon condannato a tre anni di prigione per il suo ruolo nello scandalo Watergate e per spionaggio ai danni di Daniel Ellsberg. Liberato dopo soli sette mesi di detenzione, Colson dichiarò di aver ritrovato la fede cristiana e divenne un divulgatore dell’evangelicalismo. All’inizio degli anni ’90 si associò a Richard Neuhaus, un ministro evangelicale diventato prete cattolico, per creare un movimento che unisse le due religioni in una “comune causa missionaria”[10]. Colson e i suoi alleati definirono la presidenza di Bill Clinton un “regime” secolare e contemplarono apertamente una rivoluzione basata sulla fede. In un saggio pubblicato sul periodico di Neuhaus First Things, Colson – che Mike Pence ha definito “un caro amico e mentore”[11] – scrisse: “Una resa dei conti fra stato e chiesa potrebbe essere inevitabile”[12].
Per completare, almeno parzialmente, il cerchio dei legami che uniscono i membri dell’amministrazione Trump a organizzazioni in odore di dominionismo, ricordiamo che Steve Bannon e Kellyanne Conway fanno parte del Council For National Policy, un’organizzazione segreta (di cui il Southern Poverty Law Center ha svelato l’elenco dei membri[13]) di estrema destra considerata dominionista[14], fondata con l’obiettivo di manipolare il programma governativo dall’interno. Il CNP venne fondato nel 1981 dal pastore battista fondamentalista Tim LaHaye, allora a capo della Moral Majority di Jerry Falwell, e tra i suoi presidenti ha avuto Richard DeVos, il suocero di Betsy.
Steve Bannon, che non fa più parte del Consiglio per la sicurezza nazionale ma che influenza ancora le decisioni di Trump, avrebbe inoltre stretto un’alleanza strategica con i nemici di Papa Francesco all’interno del Vaticano, a cominciare dal cardinale ultraconservatore Raymond Burke. I due, secondo il New York Times[15], condividono la preoccupazione per l’erosione dei valori cristiani dell’Occidente e per la minaccia dell’islam. In seguito all’elezione di Trump, l’ala destra del Vaticano nemica di Bergoglio ha acquisito un alleato molto potente, e il papa, che prima poteva contare sull’appoggio di Obama (artefice, secondo la rivista cattolica tradizionalista The Remnant, di un complotto per spodestare Ratzinger e sostituirlo con Bergoglio[16]), si è improvvisamente ritrovato più solo. La freddezza da lui dimostrata durante l’incontro con Trump non è sfuggita a nessuno, ma il presidente americano non ha mostrato alcuna intenzione di ascoltare i consigli del papa, a cominciare da quello di non uscire dall’accordo di Parigi.


Fine




[1] Roads to Dominion: Right-Wing Movements and Political Power in the United States. New York, Guilford Press, 1995; Spiritual Warfare: The Politics of the Christian Right. Boston, South End Press, 1989
[2] Eternal Hostility: The Struggle Between Theocracy and Democracy. Monroe, Maine, Common Courage, 1997.
[3] American Fascists: The Christian Right and the War on America, Free Press, 2006.
[9] Un Political Action Committee (Pac) è un comitato di raccolta fondi per soste­nere od ostacolare candidati, referendum o iniziative legislative.

14 commenti:


  1. Ciao Silvia.
    Complimenti e grazie per il tuo lavoro!
    Questa tua inchiesta dimostra ancora una volta che, dietro (davanti e di fianco) a quello che ci fanno vedere i media, c'è ben altro. Allucinante.
    Non sono un ingenuo, ma che fatica conoscere, che fatica sapere..
    Marco

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    1. Grazie Marco. Sì, è davvero faticoso, ma se almeno sappiamo che non dobbiamo fidarci di tutto quello che ci raccontano, almeno siamo a buon punto...

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  2. Il tuo reportage è molto interessante e dettagliato.
    Saluti a presto.

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  3. Questa cosa dei dominionisti mi fa paura, li cito anche nel mio nuovo romanzo, purtroppo all'epoca della stesura non sapevo ancora che Trump sarebbe diventato presidente però avevo ben presente la razza di personaggi che ruotavano intorno a Bush figlio. Quello è un mondo strano e molto più articolato di quello che traspare all'opinione pubblica, io dico sempre di osservare bene gli scranni che ci sono al congresso, l'arredamento (ci sono molte foto in rete), si riesce a capire l'indirizzo che quel Paese ha a prescindere dai Presidenti che vengono eletti. La colonna portante è sempre l'apparato burocratico, la gestione senza soluzione di continuità che da dietro le quinte regge "l'impero americano".

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    1. Grazie Massimiliano, sì, quello che si vede è solo la punta dell'iceberg, e l'enormità di quello che non si vede fa davvero spavento.

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  4. Dunque, mi pare capire che, se per causa di qualche impeachment, dovesse subentrare in carica l'attuale vicepresidente, si cadrebbe dalla padella nella brace.
    A parte questo, sono felice di leggere questi tuoi approfondimenti, che dovrebbero avere una diffusione ancora maggiore rispetto al blog e alla seppur blasonata MicroMega.

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    1. Sì, sono in molti a dire che Trump tutto sommato è meno peggio di Pence: la sua totale incapacità di gestire il potere ha buttato l'amministrazione in un caos che quanto meno impedisce a molte delle loro scelleratezze di andare in porto. Con uno efficiente e diabolico come Pence filerebbe tutto molto più liscio.

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  5. Felice di averla letta qui, un'analisi approfondita, che si collega perfettamente a tutti i tuoi pezzi durante e dopo la campagna elettorale.

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  6. Come al solito non riesco mai a commentarti al momento della lettura, forse è un bene, serve a sbollire. Mi spiace che sia l'ultima puntata. Leggerti da la possibilità, in modo serio e documentato, di sapere a "che punto siamo", anche se questo sapere è a dir poco tragico. Roba da reflusso gastrico cronico.
    So che sei molto impegnata, ma passo anche per darti un invito. Una parentesi...
    Invito
    Ti ho nominata in un gioco, per stare un po' insieme, magari sorridere insieme... Sentiti libera, se ti va.
    Questo è il post: http://lasantafuriosa.blogspot.it/2017/11/tagvery-pop-blog-i-miei-anni-90.html
    Il regolamento del gioco lo trovi sempre sul post.
    Se ne hai voglia... Anni a confronto, ricordi diversi.
    Un abbraccio
    Santa

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    1. Accidenti, come sono rimasta indietro! Sono in uno di quei momenti in cui sospendo fb e cerco di stare lontana dal computer il più possibile, così ho più tempo per leggere la pila di libri che mi aspetta... ma ora vengo in ritardissimo a vedere il tuo post!

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  7. Ciao, ho scoperto il tuo blog tramite i commenti sul blog di Nounourse.

    Ho letto il tuo post fatto molto bene, con un'analisi perfetta su come sono andate le cose in America.
    Volevo solo aggiungere che quella buonanima di Zygmunt Bauman (in un'intervista ad un giornale italiano, credo l'Espresso) sosteneva che: "Trump si è presentato come l'antidoto alle incertezze del nostro tempo approfittando di un vuoto fra potere e politica, un divario colmato da chi promette soluzioni facili e immediate a problemi complessi e sistemici, attingendo al ricco serbatoio della retorica populista.
    In realtà è un veleno, venduto come antidoto ai mali di oggi".

    Un salutone e alla prossima
    https://accadebis.blogspot.it/

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    1. E ci sta avvelenando tutti.
      Grazie del commento :-)

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